Ipertrofia prostatica benigna e disturbi sessuali

Il corso si è concluso il giorno 17 Aprile 2022

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia di frequente riscontro, legata ad una alterazione istologica della ghiandola prostatica definita come iperplasia prostatica (BPH) che normalmente si sviluppa dopo la quarta decade di vita. In Italia si stima che circa 6 milioni di pazienti sono affetti da Ipertrofia prostatica, I dati sono ancora più preoccupanti se si considera che sono colpiti da ipertrofia prostatica il 50% degli uomini di età compresa fra 51 e 60 anni, il 70% dei 61-70enni. Molti di questi uomini riferiscono i classici disturbi minzionali come alzarsi la notte, un aumentata frequenza minzionale diurna, una riduzione del getto minzionale o un senso di incompleto svuotamento vescicale, disturbi definiti con l’acronimo LUTS ( Lower Urinary Tract Symptoms). La patogenesi e lo sviluppo dell’iperplasia prostatica non sono ancora del tutto compresi, ma è stata ipotizzata un’eziologia multifattoriale, caratterizzata da alterazioni ormonali, da modificazioni dei tessuti legate all’invecchiamento e dall’ infiammazione prostatica.

Da alcuni anni, diversi studi hanno inoltre fornito nuove evidenze su un possibile link etiopatogenetico tra disturbi minzionali da iperplasia prostatica benigna e disfunzioni sessuali. In particolare, diversi studi epidemiologici hanno dimostrato come l’incidenza del deficit erettile sia significativamente più elevata negli uomini con LUTS e sia soprattutto in relazione alla gravità dei disturbi minzionali indipendentemente dall’età e da altre comorbidità. Se consideriamo inoltre, l’impatto delle diverse terapie farmacologiche e chirurgiche per i LUTS da IPB sulla sfera sessuale dei nostri pazienti, è evidente una stretta relazione tra diagnosi e terapia delle patologie prostatiche e disfunzioni sessuali nel maschio. Il webinar nasce dalla necessità di trovare un momento di aggiornamento e di sintesi su questo particolare aspetto della salute maschile: l’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) e i disturbi sessuali legati a tale patologia. Sebbene siano stati messi in campo diversi strumenti, sia informatici che comportamentali, per migliorare questo aspetto così importante, studi clinici osservazionali indicano come circa un terzo dei pazienti con fattori di rischio CV interrompe la terapia farmacologica prescritta ad 1 anno dalla prima prescrizione ed oltre la metà entro i 2 anni. Tali soggetti sono considerati a rischio molto elevato (in quanto non trattati e non controllati) di sviluppare un evento CV maggiore.

Introduzione
Dr. Augusto Martellini

Docente
Prof. Cosimo De Nunzio

Professore Associato di Urologia
Sapienza, Università di Roma

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